Tè dal Myanmar: il grande progetto sociale di Phyu Thwe
- Sara Bertoncini

- 18 ago
- Tempo di lettura: 9 min
I tè birmani, fra tradizione e innovazione: il grandioso progetto di Phyu Thwe, founder della Mogok Tea, sta donando ai villaggi del Myanmar un futuro migliore.

Verso la fine del 2024 ho avuto l’opportunità di conoscere Phyu Thwe, founder di Mogok Tea. Ci siamo fatte una bella chiacchierata online, durante la quale Phyu mi ha raccontato gli sviluppi del progetto sociale che da anni sta portando avanti. Un progetto che sta cambiando la vita a villaggi interi e i cui ultimi risultati mi hanno profondamente colpita - ovviamente, un progetto che parte dal tè.
In seguito a quel piacevolissimo e densissimo incontro, ho maturato l’idea di scrivere un articolo a riguardo. Ci sono realtà che meritano davvero di essere raccontate e fatte conoscere il più possibile. Come tea sommelier mi sono sempre posta l’obiettivo di diffondere la cultura del tè e soprattutto di difenderne l’etica - ambientale, lavorativa e umana. La rete sociale che Phyu ha saputo costruire e l’enorme macchinario che è riuscita a mettere in moto lasciano senza fiato.
Questo articolo nasce dunque dal profondo desiderio di far conoscere questi tè, la loro storia e soprattutto il loro futuro grazie al progetto di Phyu. Rendendoci potenzialmente tutti artefici di un futuro migliore per i villaggi di Mogok.
Myanmar e tè
In un paese che si trova incastonato fra terroir ideali per la coltivazione della Camellia Sinensis, non poteva che prodursi dell’ottimo tè. Il Myanmar si colloca infatti tra l’India orientale (non lontano dall’Assam), la provincia cinese dello Yunnan, il Laos e la Thailandia: un’area che costituisce l’antichissima culla del tè, dove tutto ebbe inizio.

Si narra che in Myanmar il tè sia arrivato molto presto, almeno un migliaio di anni fa, e resta ad oggi un rituale quotidiano e un forte simbolo di accoglienza. È coltivato, bevuto e anche mangiato dalle popolazioni locali: celebre è il lahpet (che significa proprio “tè” in lingua birmana), piatto nazionale che consiste in tenere foglie di tè condite con semi di sesamo, olio, aglio e altre spezie, come una sorta di insalata.
Molto legati alla cultura del tè dalle origini sono in particolare alcuni gruppi etnici del Myanmar, come i Wa e i Palaung, che vivono nello stato di Shan al confine con lo Yunnan. Per queste popolazioni la coltivazione del tè è stata il principale elemento di sussistenza alimentare ed economica per secoli.

Pare che il tè sia stato introdotto in Myanmar anche grazie alla Ancient Tea Horse Road: veniva occasionalmente venduto “di passaggio”, quando le carovane cinesi in partenza da Sichuan e Yunnan attraversavano i territori birmani dirette in Tibet, cariche di prezioso puer.
Insomma, il tè è anticamente presente in Myanmar, anche se storicamente veniva prodotto più per il consumo locale che per l’export (non dimentichiamoci che fino al 1948 il Myanmar era colonia inglese e non era permesso il commercio del tè con altre nazioni, dato che la Corona britannica ne aveva il monopolio). Possiamo dire che le cose oggi stanno un po’ cambiando, e il tè del Myanmar giunge sino a noi.
Dove si produce il tè in Myanmar?
Nelle aree meridionali dello stato di Shan, e soprattutto lungo il confine meridionale dello Yunnan, si concentrano la maggior parte delle coltivazioni di tè del Myanmar. La varietà utilizzata è la Camellia Sinensis Assamica, che cresce rigogliosa in un terroir per lei adattissimo, come si può intuire dalla posizione geografica del paese. È tuttavia presente anche una varietà di camelia locale detta irrawadiensis, che cresce sulle sponde nord del fiume Irrawaddy, ha foglie più piccole dell’assamica e un profilo aromatico differente.
Che tè si fa in Myanmar?
Le tipologie di tè prodotte ad oggi sono tè verde (oltre il 50%), tè nero/rosso (intorno al 30%) e tè fermentato crudo in stile sheng - una comprensibile influenza del vicino Yunnan.
Oltre al più famoso stato di Shan, però, c’è un’altra area che produce tè e che si trova nel centro del paese: nei pressi del capoluogo di provincia Mandalay si aprono meravigliosi scenari, tra cui la valle di Mogok. La storia che vi racconto oggi inizia proprio qui.
Mogok sotto scacco, tra miniere e deforestazione
Affacciato su un panorama splendido, fatto di valli e colline verdeggianti, con un terreno ricchissimo di minerali e perfetto per la crescita del tè, sorge il villaggio di Mogok. Delle ombre, però, sembrano addensarsi sul futuro di questa regione.
La Valle di Mogok è rinomata per l’abbondanza di pietre preziose, in particolare per la presenza nel sottosuolo e nelle sue rocce di rubini e zaffìri: tanto da essere stata ribattezzata “Valley of Rubies”.
È da oltre 800 anni che l’industria mineraria è presente in questa zona, ma col fatto che nel tempo le risorse sono state progressivamente depauperate, gli scavi si sono fatti via via più aggressivi e soprattutto pericolosi, mettendo le vite dei lavoratori a rischio e devastando l’ambiente tra l’uso di esplosivi e la conseguente deforestazione. La mancanza di regolamenti in materia di sicurezza sembra interessare a pochi. Oltre alle ovvie conseguenze ambientali, ci sono purtroppo non poche ripercussioni sociali causate dall’intensificarsi di questo tipo di attività.

Alcuni villaggi, come Kyaut Saung, costituito quasi interamente da persone di etnia Palaung, si sono svuotati. Restano solo le donne, gli anziani e i bambini, mentre giovani e adulti si sono trasferiti all’estero per trovare lavoro, oppure in altre zone per lavorare nelle miniere: tanti di loro, infatti, hanno riposto le proprie speranze di crescita economica sulle attività minerarie che stanno devastando il territorio birmano.
La situazione si è fatta particolarmente difficile per le donne dei villaggi, che senza prospettive economiche reali sopravvivono a fatica - soprattutto le donne anziane. Alcune di loro setacciano gli scarti minerari alla ricerca di gemme che possano essere sfuggite alla selezione, rivendendole poi ai vari “gem markets” locali. Tuttavia, questo tipo di impiego saltuario non permette di assicurarsi una buona qualità di vita e non è sostenibile sul lungo periodo.
Phyu Thwe: quando la rinascita è donna
La situazione non è certo delle più rosee, tra i problemi legati alle attività minerarie, la mancanza di lavoro e la diffusa povertà. Ma, a migliaia di km di distanza, c’è qualcuno che proverà a cambiare le sorti di tante persone.
Phyu Thwe vive a Londra dove lavora come contabile, ma il suo nome ne tradisce le origini: Phyu è una giovane donna birmana. La sua carriera va a gonfie vele, la sua situazione economica anche e la sua vita è decisamente agiata e frizzante. MA - c’è un MA. Phyu pensa spesso alla sua terra d’origine, soprattutto al suo villaggio a Mogok dove ha lasciato il cuore, e a un certo punto si trova davanti a un bivio.
Vorrebbe lasciare un segno, intraprendere qualcosa che abbia un impatto positivo sulla vita delle altre persone e in particolare della sua famiglia e della sua comunità. Come fare per donarle un futuro migliore?
Seguendo il proprio cuore e le proprie radici, Phyu dà una scossa alla propria esistenza: torna in Myanmar e riparte dal Five Trees Estate, coltivazione di tè appartenente alla sua famiglia, dove sua madre conserva tante memorie felici della sua giovinezza. Il Five Trees Estate, che deve il suo nome ai 5 enormi alberi di banyan situati all’entrata, è un bellissimo giardino immerso nella vegetazione selvatica, che accoglie il visitatore con un antico tempio buddhista di 800 anni e tanti altri piccoli santuari sparsi fra le piante secolari.

Phyu crede fermamente che il tè sarà il motore per portare un miglioramento nella vita della comunità, creando nuovi posti di lavoro e un benessere economico che indurrà le nuove generazioni a non abbandonare più Mogok per fuggire all’estero.
Aumentando inoltre gli ettari dedicati alla coltivazione del tè, si potranno anche contrastare le dannose attività minerarie che stanno squassando il territorio sotto più di un punto di vista. Il rispetto dell’ambiente è fondamentale. Ma prima di mettersi in azione e passare alla pratica, Phyu ha saggiamente la pazienza di affrontare tutta la teoria. E quella sul tè è tanta!
La nascita della Mogok Tea
Phyu decide di iniziare un percorso di studio sul tè nel 2018: si affida alla tea consultant Beverly Wainwright della Scottish Tea Factory, che l’anno successivo formerà anche il resto del team della Mogok Tea in una bellissima ottica di collaborazione femminile.
Quando nel 2019 la Mogok Tea vede ufficialmente la luce, il processo di riqualificazione dell’estate è totale: nuove strutture sostituiscono vecchie capanne ormai non più adeguate e la micro-impresa viene equipaggiata con macchinari più moderni e tutti gli spazi necessari a una produzione migliore e più efficiente.
Parte del team, composto soprattutto da donne spesso non più giovanissime, viene istruito e addestrato alla raccolta manuale del tè e a tutti gli step da seguire per ottenere una produzione eccellente. Il training include anche altri aspetti essenziali su cui il personale dell’azienda viene formato, come la degustazione e la valutazione della qualità del tè, in conformità agli standard internazionali.

L’estate, prima legato solamente e tradizionalmente alla produzione e lavorazione del tè verde, inizia ora a produrre anche tè nero e tè bianco: a Phyu piace sperimentare e raccogliere continuamente nuove sfide, e i risultati non tardano ad arrivare.
Teniamo presente la produzione giovanissima di questo giardino: i nuovi ettari hanno meno di 5 anni, alcune piante sono estremamente giovani e il team è al lavoro soltanto da pochi anni. Eppure i tè sono di tutto rispetto e pian piano si fanno notare.
Il tè nero vince infatti il primo premio alla competizione internazionale The Leafies nel 2022, e nello stesso anno il tè verde (Tiny Temple Green) si porta a casa un meritato Highly Commended Award.

Un altro tè merita di essere menzionato: il Tree Spirit Vintage White. Durante la nostra call, Phyu mi aveva raccontato di questo tè bianco invecchiato prodotto nel 2020 che stava riscuotendo grandi successi e me lo ha inviato per farmelo assaggiare. Meraviglioso: dolce, floreale e fruttato, mostra le skills raggiunte dal giovane team di Phyu nella creazione di nuovi prodotti.
Gli ingranaggi di questo nuovo sistema si muovono e la Mogok Tea apre alla comunità locale scenari totalmente nuovi.
Un grande progetto sociale
Si chiama Mogok Tea, ma - come anticipato - non è solo un’azienda che produce e vende tè: si tratta di un progetto molto più ampio con implicazioni sociali in primis, che attraverso il tè punta alla rinascita e al benessere della comunità di Mogok.
Sono 7 gli obiettivi che costituiscono la vision aziendale di Mogok Tea:
Produrre di tè di alta qualità e generare un rinnovato interesse in questa attività
Dare una vita pienamente sostenibile agli abitanti locali
Offrire formazione ad altri piccoli coltivatori e produttori di tè della zona
Accrescere la consapevolezza sull’ambiente
Accrescere la consapevolezza sulla salute mentale
Utilizzare i profitti per avviare un programma di riciclo e sostenibilità
Realizzare un sistema di welfare per lo staff aziendale
Obiettivi ambiziosi, certo, ma non impossibili: tante cose sono già accadute o stanno accadendo, con un radicale cambiamento per la vita delle comunità locali.
Parlando con Phyu, ciò che forse mi ha colpita di più è stata l’emergenza sanitaria: a Kyaut Saung, ad esempio, gli abitanti non avevano la possibilità di ricevere le visite di un medico o le cure necessarie, non solo per mancanza di denaro (nessuno poteva permettersi di pagare una visita o una terapia), ma anche per mancanza di forniture e apparecchiature mediche, e perché non c’era fisicamente una clinica adeguata dove i malati potessero recarsi.

Attraverso una collaborazione della Mogok Tea con un partner in Belgio, lo stesso villaggio ora gode di un programma sanitario ben avviato, con fondi che permettono a chiunque di poter ricevere cure mediche di base, visite e follow up.
Mogok Tea supporta la comunità in tutti gli aspetti essenziali della vita: un fondo alimentare che viene distribuito a chi ha bisogno e fornisce alle famiglie beni di prima necessità, ad esempio, è un altro dei tanti modi in cui vengono reinvestiti i profitti derivanti dal tè.
Pindaya e il tè di montagna
Una delle espressioni che più mi vengono in mente pensando a Phyu, è sicuramente “problem solver”: una donna che non si arrende alle circostanze e che con creatività e tanta passione riesce a trovare sempre soluzioni alterative per cambiare ciò che non va.
Il 2024, purtroppo, ha inflitto nuove ferite alla regione: dopo le difficoltà legate al COVID nel 2020 e allo scoppio della guerra civile birmana nel 2021, l’estate 2024 si è aperta con pesanti agitazioni civili che hanno coinvolto proprio l’area di Mogok.
Recarsi nelle piantagioni non era possibile, ma giugno è un momento importantissimo per la raccolta e la lavorazione: perderlo significa fermare tutta la produzione sino all’autunno inoltrato. Che fare allora?
Phyu non si è data per vinta e ha cambiato strategia. Ha dato vita a una collaborazione tra la Mogok Tea e i piccoli coltivatori dell’area di Pindaya, nel sud dello stato di Shan. In questa affascinante cittadina affacciata sul lago Pone Taloke e nelle aree verdi che la circondano coesistono vari gruppi etnici: anche qui il tè è parte integrante della cultura locale.
Il tè raccolto nell’estate 2024 sui monti di Pindaya è un tè nero (o rosso) di alta quota, un blend di più giardini che offre note dolci, speziate, fruttate, balsamiche e avvolgenti, con un accenno di smoky. Personalmente, lo adoro.
Una collaborazione che unisce le varie comunità del Myanmar anche nelle difficoltà, e che dimostra quanto il tè sia un elemento fondamentale per il paese.
Il tè per un futuro migliore
Sapere che esistono progetti come questi, dove il tè è capace di salvare e risollevare le vite di intere comunità, mi scalda il cuore.
Quello che mi auguro che accada da questa parte del mondo è che, a furia di parlare, raccontare e far conoscere questo tipo di realtà legate al tè, si prenda un po’ più coscienza di ciò che si sta acquistando: che ci si chieda da dove arriva, chi e come lo ha lavorato e a quale prezzo.
Per aiutare Phyu e la popolazione di Mogok, spulciate il suo sito, trovate i negozi partner che vendono in Europa e regalatevi dei tè speciali.




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